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ROMA – “Uno dei motivi di polemica con il ministro Antonio Di Pietro è stata la sua indisponibilità a dare corso a una legge, varata dal governo Berlusconi, che avrebbe portato nelle casse delle Regioni italiane circa trenta miliardi di euro, che sarebbero serviti a riqualificare i Bronx delle periferie urbane e più in generale gli agglomerati di edilizia residenziale pubblica per costruire 500mila nuove case per i meno abbienti”.
Lo ha detto Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato e leader nazionale del movimento politico “Italiani nel mondo”, nel corso della trasmissione “Omnibus weekend”, condotta da Enrico Vaime.
“I trenta miliardi di euro – ha aggiunto De Gregorio – sarebbero stati reperiti mettendo in vendita agli attuali assegnatari un milione e mezzo di case popolari. Avremmo dato la casa a tutti, nel senso che gli inquilini non avrebbero pagato null’altro che l’attuale canone di fitto. Tuttavia, attraverso un mutuo trentennale, si sarebbero trovati proprietari dell’alloggio senza alcun sacrificio aggiuntivo da parte propria. Il denaro necessario alle Regioni sarebbe stato, infatti, anticipato da banche d’affari che, con l’aiuto di advisor esterni, avrebbero censito e monitorato il percorso di dismissione, lasciando al ministero delle Infrastrutture la centrale di committenza”. “Il ministro Di Pietro – ha concluso il presidente della commissione Difesa del Senato – non ebbe la lungimiranza di comprendere quale valore strategico potesse avere l’attuazione di quel provvedimento per le regioni meno abbienti. Gli illustrai i percorsi attuativi già in essere e cercai di indurlo a riflettere su un’operazione politica di vastissima ricaduta sociale, ma non si disse d’accordo”.

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