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Nel giorno della Festa della Repubblica, ho deciso di volgere lo sguardo alla ferocia di Napoli, una città capace di trasformare i giovani di buona famiglia in ragazzi violenti e senza regole. Ho voluto ascoltare la storia di Alberto De Cristofaro, detenuto per l’omicidio di Luca Rainieri, avvenuto per futili motivi a Ischia un anno fa, il quale, in una lettera indirizzata a me come rappresentante delle istituzioni, ha rivolto un appello ai tanti giovani napoletani contro la sopraffazione e la diffusione della droga. Gli ho consigliato di continuare a urlare il suo dolore  e di farsi portatore di un insegnamento da trasmettere ai suoi coetanei su come un ragazzo perbene, a cui non mancava nulla, possa a un tratto smarrire i valori della vita, valori che Alberto sta tentando di recuperare con enormi sacrifici e la cui importanza vuole trasmettere a chi, spesso per superficialità o per abitudine, ritiene meritevole di essere vissuta un’esistenza oltre la legalità e la giustizia. Chiederò al cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, di incontrarlo perché la cultura del pentimento cristiano e la voglia di riabilitarsi possa diventare il leit motiv di tanti giovani che, in questo contesto violento e senza regole, bevono l’amaro calice del carcere e si rendono conto che vivere dentro le regole è un valore supremo.

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