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ROMA - Il senatore Sergio De Gregorio, leader nazionale di Italiani nel mondo, ha inviato una lettera a Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, nella quale chiarisce la sua posizione in merito all’inchiesta che lo vede coinvolto.

Nella missiva, De Gregorio ribadisce di aver voluto concordare “fin da subito una data per l’incontro con i magistrati, perché al più presto fossero intese le mie ragioni rispetto ad una verità, quella riportata dagli organi di stampa, che disdegno e disconosco, non appartenendo essa, neanche in minima parte, al mio vissuto ed ai miei ideali”; incontro che, spiega ancora De Gregorio, è stato costretto ad annullare a seguito degli sviluppi degli ultimi giorni i quali “mi suggeriscono di fare, con rammarico, un passo indietro ed attendere fiducioso gli esiti di una indagine che alcuna responsabilità potrà mai addebitarmi dal punto di vista giudiziario, ma che - dal punto di vista mediatico - mi ha profondamente colpito e amareggiato”.

Il senatore riporta inoltre un episodio accaduto recentemente: “Il 24 aprile, appena due ore dopo aver concordato la mia presentazione in Procura per il successivo 29 aprile, uno dei miei legali è stato raggiunto telefonicamente da un redattore del quotidiano ‘Calabria Ora’ affinché gli confermasse la notizia del mio interrogatorio, senza che alcuno avesse informato - in maniera diretta o indiretta - giornalisti di quella testata, o di altre. Da quel momento il fuoco di fila è stato dei più serrati, aggravato - per di più - da contenuti bizzarri ed incontrollati. Diffamatori accostamenti a gravissimi fatti di cronaca, che nulla hanno a che fare con l’inchiesta oggetto della presente, hanno trascinato la mia onorabilità e il decoro a cui ho ispirato la vita mia personale e l’impegno politico in un turbinio di maldicenze e calunnie da cui è difficilissimo difendersi”.

“Ancora questa mattina, e con maggiore virulenza, - conclude il leader di Italiani nel mondo -, vengo perfino inserito ‘a mezzo stampa’ nell’indagine sul voto degli italiani all’estero, che in America latina non mi ha visto coinvolto né partecipe, non avendo espresso in quella Circoscrizione alcun candidato. Ritengo opportuno, in questo momento di gran confusione, mia prima personale, di sottrarmi a questo circo mediatico, non perché lo tema, bensì perché il criterio che orientava la mia condotta ne è stato già irrimediabilmente compromesso. Continuo, comunque, a domandarmi: cui prodest? La risposta, attesa la concatenazione degli eventi, mi sfugge e non mi appartiene”.

 

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