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La Georgia recupererà la propria "integrità territoriale", un giorno sarà membro Nato e l’America non permetterà che il mono chiuda gli occhi "davanti alla Russia di Putin". Lasha Zhvania, presidente della Commissione affari Esteri del parlamento di Tbilisi, a Roma ha incontrato assieme a una delegazione il presidente della Camera Gianfranco Fini, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il presidente della Commissione Esteri della Camera Stefano Stefani, il presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato Sergio De Gregorio. "Oggi l’Italia è più vicina - riassume, a fine visita l’inviato georgiano - siamo stati ascoltati attentamente, abbiamo illustrato gli sviluppi dopo la guerra. Il dialogo è importante".

Zhvania pensa che si debba "dialogare" anche con Mosca, "ma non negoziare: la Russia non è pronta ancora per questo". E si dice convinto che, attraverso il dialogo e il confidence building, "le cose cambieranno radicalmente", sino alla marcia indietro russa sul riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. La proposta russa per un nuovo Trattato di sicurezza paneuropeo? "Dialogo, ma non negoziati in automatico - ripete il parlamentare georgiano - l’Europa, la Comunità internazionale devono essere obiettive, condannare l’aggressione russa. Non possono fare finta che nulla sia accaduto se vogliono che la diplomazia mantenga una propria forza".

In questo senso, il compromesso raggiunto dalla Nato su Georgia e Ucraina (dialogo intensificato, ma non invito ad aderire al programma di pre-adesione Map) trova i delegati georgiani "piuttosto soddisfatti". Non è un compromesso frutto di debolezza, argomenta Zhvania: "è stato deciso già lo scorso aprile a Bucarest che Georgia e Ucraina diventeranno membri Nato. Non importa come, ma quando". La domanda su una potenziale data per l’adesione, però, "va fatta alla Nato. Noi speriamo il prima possibile. In questo mondo, poi, le cose vanno sorprendentemente in fretta".

Il compromesso sul Map, due giorni fa, è stato raggiunto per non irritare troppo la Russia e allo stesso tempo per sbarrare alle due repubbliche ex sovietiche il cammino di integrazione verso l’Alleanza Atlantica. L’amministrazione Bush, vicina al capolinea, ha rinunciato a insistere per un passo più impegnativo. E Barack Obama? "Sono sicuro che sarà un grande presidente e questo già dà la speranza che non permetterà alla Russia di segnare un grave precedente nella regione", quello della egemonia a scapito delle regole internazionali, conclude Zhvania.

(da Virgilio Notizie-Apcom-Nuova Europa)

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