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Sostenere la richiesta di una conferenza di pace sul Mediterraneo e il Medio Oriente e riaprire il tavolo del confronto tra l’Iran e i Paesi della Nato. Queste le linee guida della proposta che conclude il tavolo di lavoro del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente che verrà sostenuta dai Paesi membri e associati ai propri Governi di appartenenza.
“È tempo che, senza pregiudizi, ci si possa sedere al tavolo di una grande conferenza di pace – ha sottolineato il presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato, senatore Sergio De Gregorio, a margine del vertice internazionale che si è tenuto a Napoli – come, peraltro, indicato dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Bisogna dialogare con tutti gli attori del processo di pace, compresi quelli più scomodi, con i quali, fino a qualche tempo fa, era persino inibito il confronto. L’Italia, in passato, ha sostenuto la richiesta del governo russo di tenere a Mosca la conferenza internazionale sul Mediterraneo e Medio Oriente, ma la mia personale opinione è che, anche al di là di questa proposta, la Nato abbia il dovere di farsi promotrice dell’iniziativa. Quanto all’Iran, se dovessero fallire tutti i tentativi di mediazione da parte dei negoziatori attuali, non resta che individuare la Nato come l’ultimo interlocutore capace di parlare da un autorevole pulpito politico e militare. E il forum di Napoli ha posto le basi per una forte iniziativa dell’assemblea parlamentare in questa direzione”.
E, proprio a proposito dei rapporti con Teheran, il presidente del Cesi (Centro europeo studi internazionali), professor Andrea Margelletti, ha commentato: “Molti hanno commesso l’errore di guardare alle elezioni iraniane con l’ottica della politica internazionale, ma le politiche riguardano questioni specificamente interne. Ahmadinejad ha dalla sua l’apparato della difesa, il potere religioso e i basa-hari, il motore dell’economia locale, che diedero il via all’economia khomeiniana, e adesso forniscono il loro sostegno, anche se non in maniera entusiasta, ad Ahmadinejad”.
“Credo che il principale antagonista dell’Iran possa essere l’Arabia, che rappresenta la pietra angolare della politica occidentale in Medio Oriente. I primi a preoccuparsi di questo scenario sarebbero gli sciiti iracheni, perché il nucleare iraniano comporterebbe un conseguente programma di proliferazione in Arabia Saudita. In un simile contesto, l’Iraq, che sta cercando di uscire da una dittatura e che non potrebbe sopportare economicamente un proprio programma di espansione, vedrebbe ridursi il proprio peso politico”.
Il vertice internazionale si è concluso con la relazione finale del senatore Antonello Cabras, relatore del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente e vicepresidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato.

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