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“Dietro il tritacarne mediatico che quotidianamente fa scempio della vita privata del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, si nasconde una manovra precisa indirizzata ad allontanare le attenzioni dal vero obiettivo dell’indagine dell’autorità giudiziaria di Bari”.
Lo ha detto il senatore Sergio De Gregorio, presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato e leader del movimento politico “Italiani nel mondo”.
“Quella inchiesta, che sembrerebbe incentrata sulla permeabilità di Palazzo Grazioli da parte di giovani donne - continua De Gregorio -, ruota piuttosto intorno ad un gruppo di uomini ed imprese collegate ad uno dei leader del Pd, onorevole Massimo D’Alema, ed interessate da altre ipotesi di reato e ad esiti giudiziari ben più consistenti”.
“Secondo quanto si apprende - aggiunge il parlamentare -  nell’inchiesta sarebbero coinvolti una grande impresa edile, consulenti ed avvocati che fanno riferimento al gruppo politico dell’ex ministro degli esteri, con assessori regionali e referenti di partito: dunque, ben altro rispetto alle donne che hanno frequentato la residenza romana di Berlusconi o alle consorti di noti stilisti chiamate a confermare i particolari sulle feste del premier”.
“Anche stavolta - sostiene De Gregorio - la sapiente macchina mediatica che spara fango sul leader del Popolo della libertà, allontana le attenzioni dalla vera natura di un’inchiesta nata per approfondire affari e corruttele di un’importante cordata politica del centrosinistra”.
“E’ tempo che il magistrato - conclude il leader di Italiani nel mondo -, dal segreto del cui ufficio ci sono fughe di notizie in barba alla legge, acceleri l’accertamento della verità sui fatti che sembrano aver dato l’avvio dell’inchiesta giudiziaria e sugli esiti relativi alle responsabilità nella consorteria politico-affaristica legata alla pubblica amministrazione pugliese”.

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