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“Esprimo i più profondi sentimenti di solidarietà e cordoglio, a titolo personale e a nome della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, per quanto accaduto oggi a Kabul. Siamo consapevoli che l’Alleanza atlantica, in Afghanistan, si sta giocando la propria credibilità, e sarebbe drammatico se la missione risultasse alla lunga un fallimento per la coalizione internazionale. Per impedire che ciò si verifichi, è necessario inviare in quei territori nuove forze. Gli italiani non avrebbero voluto fare una guerra, ma partecipare alla ricostruzione civile e morale di questo paese. Purtroppo, è la guerra che cerca noi”.
Lo ha affermato il senatore Sergio De Gregorio, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, nel corso di un’intervista a Radio1 Rai.
“I morti e i feriti di oggi ci offrono la fotografia reale di quanto sta avvenendo in quel paese. Siamo in Afghanistan su richiesta delle Nazioni Unite e della Nato, e non abbiamo la possibilità di ritirarci dall’impegno. Se andassero via gli uomini della coalizione, il potere sarebbe ripreso dai signori della guerra e dalle fazioni più violente che fanno capo ad Al Qaeda. L’unica soluzione possibile è quella di sconfiggere i talebani”.
“In questo scenario, vanno stroncate anche le complicità dei narcotrafficanti afghani, come peraltro richiesto in un documento congiunto delle delegazioni italiana e russa presso l’Assemblea parlamentare della Nato. E’ nel mercato della droga che si nascondono la forza talebana e il segreto della collaborazione tra pezzi delle istituzioni politiche locali deviate e i trafficanti di morte: l’oppio rappresenta lo strumento di maggiore finanziamento per il traffico di armi proveniente dai paesi confinanti”.
“In Afghanistan – ha concluso De Gregorio – difendiamo i confini interni, perché lì si addestrano i terroristi che poi vengono a colpire in Europa e in Occidente e lì si coltivano le cellule integraliste islamiche che disseminano messaggi di morte. Purtroppo in questo momento non c’è altro da fare che stringersi nel dolore e guardare al futuro con la determinazione di chi deve vincere questa guerra”.
 

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